COVID-19: riflessioni su una pandemia infinita

Siamo ormai nel 2022 e quindi ci troviamo a circa due anni dall’inizio della famosa pandemia, eppure non se ne vede una fine. Ma è davvero infinita o siamo noi a non volerla terminare?

La pandemia

Attualmente ci troviamo all’interno di una pademia provocata da una malattia simil-influenzale chiamata COVID-19, indotta dal virus di origine cinese SARS-CoV-2; tale malattia può degenerare in una polminite che può essere anche grave e avere un esito letale. Nel momento in cui scrivo il numero delle vittime italiane della COVID-19 è pari a 138.045, calcolati ovviamente dall’inizio ufficiale della pandemia in Italia (i dati ufficiali per l’Italia sono disponibili qui, vengono aggiornati quotidianamente).

Non c’è alcun dubbio che si tratti di una malattia che può essere anche molto pericolosa e ogni singola vittima mietuta prematuramente da questo virus rappresanta un’enorme tragedia.

Schema del SARS-CoV-2, il virus che provoca la COVID-19 e noto a tutti come “nuovo coronavirus” (By https://www.scientificanimations.com – This file was derived from: 3D medical animation coronavirus structure.jpg, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=86553726)

La situazione odierna

Ci troviamo nel mese di gennaio del 2022, a due anni dall’esplosione dell’epidemia di SARS-CoV-2 in Cina. Eppure siamo ancora qui, pieni di restrizioni e quotidianamente bombardati di informazioni terrorizzanti. Nonostante la ricerca scientifica abbia prodotto a tempo di record svariati vaccini molto efficaci (con altri in arrivo) e varie terapie farmacologiche ugualmente efficaci, ma nemmeno questo sembra bastare.

Che cosa sta succedendo? Dove stiamo andanto? Secondo me occorre iniziare a fare qualche riflessione a porsi qualche domanda, perché non possiamo certo andare avanti all’infinito a suon di “restrizioni”, “strette”, “chiusure”, “lockdown” e altri termini abbastanza violenti che tanto piacciono ai giornalisti, a certi ministri e ai loro relativi consulenti. Tra l’altro quello in corso è l’ennesimo inasprimento che segue un allentamento in due anni, praticamente viviamo in una fisarmonica tra allentamenti e inasprimenti delle “misure”.

Attualmente ci troviamo con buona parte del paese in “zona gialla”, il resto è in “zona bianca” ma con l’obbligo di mascherina all’aperto e quindi de facto la “zona bianca” non esiste più e tutti siamo in gialla dal momento che l’unica differenza tra le due è l’obbligo di mascherina all’aperto. Questa è la prima assurdità.

Già dalla prossima settimana alcune regioni rischiano di passare in “zona arancione”, quindi con ulteriori restrizioni. Vuoi che nelle prossime settimane non arrivi anche un po’ di “zona rossa” con i suoi arresti domiciliari? Ovvio, se le persone non rispettano le regole le restrizioni aumentano, dice un certo ministro. Ma è davvero così o le famose “misure” sono sopravvalutate? Perché da due anni puntiamo tutto su di esse, ma non sembrano avere un grande effetto su un’epimidea che invece sembra andare per conto suo in barba a ogni tentativo di controllarla.

Ecco un’altra domanda da porsi: ma è davvero possibile controllare il numero di contagi e quindi di malati, oppure ci stiamo solo illudendo di poter fare una cosa impossibile?

Le restrizioni…

Abbiamo imparato conoscere le restrizioni il 9 marzo 2020, quando l’allora governo Conte I emanò il primo DPCM che obbligava le persone a mantenere almeno un metro di distanza le une dalle altre; dall’11 marzo iniziò l’incubo del lockdown, quando tutti i circa sessanta milioni di italiani furono chiusi in casa con il divieto assoluto di uscire se non per assoluta necessità. Nel tempo la quantità di restrizioni è fortemente aumentata, proviamo a stilare un elenco:

Da https://pixabay.com/illustrations/lockdown-corona-covid-barrier-6816765/
  • Obbligo di distanziamento dalle altre persone (passato con l’agghiacciante nome di “distanziamento sociale”, ovviamente calco dall’inglese social distancing che però ha una sfumatura differente nel significato).
  • Obbligo di indossare la mascherina in qualunque luogo al chiuso.
  • Obbligo di indossale la mascherina in qualunque luogo aperto.
  • Divieto di assembramento.
  • Divieti vari di spostamento sul territorio nazionale, in base al “colore” della regione.
  • Obbligo di igenizzarsi le mani ogniqualvolta si entra in un locale di qualunque tipo (come negozi, ristoranti, ecc.); il fatto che il gel idroalcolico possa produrre dermatici se usato in eccesso non sembra interessare a nessuno.
  • Obbligo di restare chiusi in casa in caso di “zona rossa”.
  • Obbligo di presentare la certificazione verde valida (il cosiddetto green pass, perché non abbiamo già abbastanza inglesismi) per poter accedere ai servizi di ristorazione.
  • Divieto di organizzare feste di qualunque tipo (allentato e inasprito più volte, con differenze in base alle regioni).
  • Divieto di partecipare a funzioni religiose (sospeso a metà 2020).
  • Divieto di accesso a cliniche e reparti ospedalieri per visitare pazienti ricoverati.
  • Obbligo di presentare la certificazione verde valida (sempre il green pass) per poter accedere alle RSA per visitare parenti ivi residenti.
  • Obbligo di presentare una certificazione verde valida (ancora il green pass) per poter accedere al proprio posto di lavoro.
  • Obbligo di presentare una certificazione verde valida (ancora il green pass) e rafforzata per poter accedere a servizi e negozi non essenziali, compresa la ristorazione.
  • Obbligo di lavoro da casa ove possibile, derogando la normativa vigente che invece impone un accordo con il singolo lavoratore.
  • Obbligo di didattica a distanza per gli studenti di ogni ordine e grando, modificato più volte con procedure e regolamenti ai limiti della follia (la scuola una delle vittime più colpite dalle “misure”).
  • Obbligo vaccinale per gli ultracinquantenni (perché solo per loro?).
  • Limitazioni precise su quante persone si possono trasportare nella propria automobile, con annesse regole addirittura sul come disporle nei posti disponibili (ovviamente il più distanti possibile).
  • Limitazioni sul numero di persone che è possibile accogliere in casa propria, con la raccomandazione di indossare sempre e comunque una mascherina (dovrei brevettare e vendere mascherine con un’apertura per la bocca che consenta di mangiare e bere indossandola: penso che diventerei miliardario).
  • Divieto di accesso a determinati tipi di esercizi commerciali e servizi (tranne chi vende beni di prima necessità) per chi è sprovvisto di certificazione verde valida (ancora il green pass). Quest’ultimo divieto rasenta la follia: non si capisce perché emanare un simile obbligo che de facto è un obbligo vaccinale, ma mascherandolo da altro.

Questi sono tutti quelli che mi sono venti in mente, ma l’elenco è ben lungi dall’essere completo. Interessante è l’obbligo vaccinale solo per gli ultracinquantenni, ma ci torneremo sopra a breve.

L’enorme serie di obblighi e regole cui siamo sottoposti, per altro in evoluzione continua, ha avuto l’effetto di annullare completamente i nostri rapporti sociali e provocare enormi danni economici. Vale la pena di soffermarsi un attimo su quell’ultima affermazione: i danni economici colossali sono stati provocati non dalla pandemia, ma dalle azioni intraprese per contenerla. Anche questo è un punto su cui riflettere, dato che le autorità sembrano intenzionante a portare avanti i divieti all’infinito; hanno addirittura coniato l’agghiacciante espressione “nuova normalità”.

… e soprattutto le mascherine

La situazione di emergenza si protrae ormai da due anni, infatti l’emergenza nazionale è stata proclamata il 31 gennaio 2020 e tra poco saranno 24 mesi. Attualmente lo stato di emergenza è stato prorogato fino al 31 marzo 2022, cioè scadrà ben 26 mesi dopo la sua proclamazione; l’emergenza più lunga mai vista.

Tutte le restrizioni ormai iniziano a essere pesanti fino all’insostenibilità, ma la peggiore di tutte secondo me è l’obbligo di mascherina all’aperto. Tale obbligo è assolutamente sproporzionato a fronte degli effetti sul numero di contagi assolutamente trascurabile (e questo è dimostrabile osservando i dati sui contagi e confrontandoli con le date in cui tale obbligo è stato emanato: facendolo si nota che la curva non ha subito alcuna variazione in concomitanza con l’entrata in vigore dell’obbligo). Nessuna ricerca è mai riuscita a dimostrare che all’esterno ci sia un rischio di contagio tale da giustificare un simile obbligo, tranne una sola condotta in Inghilterra e svolta in laboratorio per mezzo di un modello matematico e quindi scarsamente adattabile alla realtà. Forse può avere senso in situazioni in cui ci sono molte persone ammassate in poco spazio, ma in una normale situazione quotidiana in cui si cammina e ci si passa accanto per un o due secondi appare abbastanza assurda. Ma allora perché è stato emanato un simile obbligo?

Il primo a emarlo è stato Nicola Zingaretti a metà ottobre 2020, il presindente del Lazio. Lo ha fatto affiché i cittadini si ricordassero di mantenere alta la guardia; per lo stesso motivo ha emanato lo stesso obbligo i primi di dicembre 2021. Luca Zaia, presidente del Veneto, ha emanato tale obbligo dicendo più volte che la mascherina non stravolge la vita. Oltre a loro, devono essere molti amministratori a pensarla così, dato che l’obbligo di mascherina all’aperto è stato poi esteso a tutto il territorio nazionale entrambe le volte (la prima volta ce lo siamo tenuto fino al 1 luglio 2021, stavolta ce la facciamo ad arrivare fino a Ferragosto?).

Sinceramente vorrei sapere come si permetteno queste persone di decidere cosa stravolga o no la vita, perché per me la mascherina è un vero incubo che dura da due anni. Non sono uno di quegli svitati secondo i quali COVID-19 non esiste, ma questo non significa che non provi un enorme fastidio per la mascherina. Dal momento che sono miope (non vedo bene gli oggetti lontani), devo portare sempre un paio di occhiali. Tale deficit visivo normalmente non sarebbe un grosso problema, ma le mascherine lo hanno reso un handicap: la mascherina devia il mio respiro sulle lenti degli occhiali, che si appannano con il risultato che per me la visibilità cala come se fossi nella nebbia fitta; tale fenomeno è addiruttura peggiore all’aperto nella stagione fredda perché le lenti fredde fanno condensare ancora di più l’umidità del respiro. Ho provato in tutti i modi a evitare il problema, anche comprando preparati commerciali e seguendo improbabili rimedi trovati in rete, ma è stato tutto inutile: con la mascherina non vedo dove cammino. Sono costretto a mettere gli occhiali molto abbassati sul naso e a camminare con la testa ridicolmente reclinata all’indietro, perché così le lenti non si appannano ma ho comunque difficoltà a vedere il mondo intorno a me perché la miopia me lo fà percepire in modo indistinto. Quando non posso muovere gli occhiali respiro instintivamente più lentamente e meno profondamente, con il risultato di percepire un forte senso di soffocamento e sono quindi costretto ad abbassare la mascherina per respirare l’aria aperta. Praticamente io sono ipovedente per decreto di un presidente di regione.

Quindi caro presidente Zaia (dico a lei perché ha fatto una dichiarazione in tal senso, ma il mio discorso si può estendere a tutti gli altri decisori fissati con il demenziale obbligo di mascherina all’aperto): sì, la mascherima mi stravolge la vita e me l’ha resa un incubo. Addirittura a volte evito di uscire di casa pur di non mettermi la mascherina, perché non riesco più a sopportarla. Rivendico quindi il diritto di decidere in autonomia se indossare o meno la mascherina all’aperto, perché nessun altro a parte me può sapere se mi stravolga o meno la vita. Senza contare che le evidenze a favore di questa “misura” sono molto labili, essa è infatti iniqua e sproporzionata dato che è molto invasiva (praticamente siamo arrivati a definire con la legge il modo cui si debba respirare, una cosa inaudita) a fronte di benefici minimi e indimostrabili. Siamo di fronte al solito uso distorto del principio di precauzione.

Costi e benefici delle restrizioni: i primi sono ormai insostenibili?

Sono due anni che andiamo avanti in questa stessa identica maniera, con allentamenti e inasprimenti delle restrizioni che ormai sono una fisarmonica. Il risultato è che i contagi crescono senza che si veda il minimo effetto delle “misure non farmacologiche” (così l’OMS chiama le restrizioni). Sembra quasi che l’epidemia segua il suo corso indipendentemente dalle contromisure che possiamo mettere in atto.

Ecco perché credo sia giunto il momento di fermarsi a pensare: ha senso continuare tutto ciò?

Sebbene ci siano in giro molti cronisti svalvolati che usano parlare di “era post-COVID”, è evidente che si dovrà tornare alla normalità prima o poi (più prima che poi), perché questa compressione continua delle libertà e dei diritti individuali non è più sostenibile. Gli organi di garanzia come la corte costituzionale avevano detto che le restrizioni della libertà sono ammissibili se limitate nel tempo, ma qui siamo arrivati a un’emergenza di 26 mesi che non sembra voler finire e quindi non si ha più un limite temporale certo. Ciò che è certo è solo la compressione dei diritti fondamentali.

C’è poi la questione ambientale: abbiamo demonizzato la plastica così tanto da condiderare disumano comprare una bottiglia di acqua minerale, però non ci stiamo preoccupando dei miliardi di mascherine fatte di plastica che ogni giorno vengono usate e gettate via. Quelle non sono inquinanti come tutte le altre plastiche? Il loro costo ambientale è semplicemente incalcolabile, e poi respirare dentro un oggetto in plastica è la cosa più innaturale che si possa immaginare.

Siamo arrivati al punto che la pesantezza delle misure è tale da renderle inefficaci, perché anche se fossero davvero risolutive le persone non riescono più ad applicarle in quanto stanche di stare sempre all’erta e in ansia. Non si può dare loro torto, dal momento che uno stato di ansia e allarme che dura da 24 mesi è semplicemente inconcepibile.

Il diritto alla salute come preponderante sugli altri

Finora abbiamo agito come se il diritto alla salute fosse preponderante su tutti gli altri, cosa ribadita anche da vari organi di garanzia sia italiani che europei. La salute è stata quindi interpretata come un obbligo che il singolo deve accettare per salvaguardare la collettività. Ma questo approccio ha un difetto che conduce a un incredibile paradosso ed è altrettanto incredibile che né tali organi, né i medici, né i giornalisti, né i politici se ne siano accorti.

La salute di un individuo è sia fisica che mentale. Tutti gli obblighi e tutte le compressioni di diritti cui siamo sottoposti hanno lo scopo di preservare la salute fisica degli individui, ma hanno un forte impatto negativo sulla salute mentale degli stessi. Psichiatri e psicologi avvertono di questo problema da oltre un anno, ma nessuno dà loro ascolto.

Attualmente stiamo danneggiando la salute (mentale) degli individui per preservarne la salute (fisica). Che i decisori e i loro consulenti non abbiamo ancora capito questo aspetto è inconcepibile e inammissibile: la pandemia finirà e si tornerà alla normalità, ma questo non sembra essere importante dato che siamo concentrati sul numero assoluto di contagi giornalieri esattamene come due anni fa. Questi signori sono troppo occupati a blaterare di lockdown e di altre mostruosità (con nomi rigorosamente in inglese, perché l’italiano è una lingua morta) per accorgersi che la situazione odierna è radicalmente diversa da quella del 2020 e dell’inizio del 2021.

Ci sarebbero anche altre considerazioni da fare. Per esempio: è evidente che il potere dello stato sia uscito dai binari delle sue competenze e abbia invaso la vita privata dei cittadini, limitandone fortemente la libertà. In pratica la nostra società è diventata molto più simile a quella cinese, dove uno stato onnipotente riesce a controllare ogni aspetto della vista dei cittadini. Siamo sicuri che lo stato lascerà andare i maggiori poteri che ha acquisito, nel momento in cui la pandemia sarà giunta al termine? Perché in passato la rinuncia ad alcuni diritti per avere una maggiore sicurezza è stata spesso l’anticamera di un regime antidemocratico come una dittatura. E non credo che sarebbe un tipo di stato in cui vogliamo vivere, o sbaglio?

La via di uscita dalla pandemia

By Dennis Weber – EXIT Medien GmbH, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=11099772

Per la prima volta dopo due anni siamo arrivati a un passo dal mettere la parola FINE a questa orribile tortura. Ora abbiamo farmaci specifici contro COVID-19 e vaccini efficaci contro SARS-CoV-2 che quasi azzerano le probabilità di finire in terapia intensiva. Se non fosse abbastanza, nuovi farmaci e nuovi vaccini sono in sviluppo e in arrivo.

Sebbene sia vero che i vaccini non azzerino il rischio di contagio, possono però limitare moltissimo la gravità della malattia rendendola pari un’influenza gestibile con farmaci tradizionali. I vaccini permettono di domare il tanto temuto “coronavirus”.

Ecco quindi qual è l’unico obbligo che dovrebbe esistere: se il diritto alla salute prevale su tutti gli altri, mi aspetterei un obbligo vaccinale totale per tutti (a parte ovviamente le persone che motivi medici devono essere esentate, che esistono sempre), in modo da trasformare COVID-19 in una classica influenza. Perché noi siamo interessanti ad abbassare il più possibile le vittime e i pazienti in ospedale, azzerare i contagi è un obbiettivo IMPOSSIBILE e non ha senso continuare a inseguirlo. È incredibile che certi ministri e relativi consulenti stiano ancora costringendo il popolo italiano a inseguire una cosa impossibile.

Eppure abbiamo dovuto attendere fino al 5 gennaio2022 per avere una prima forma di obbligo vaccinale. In pratica il governo si è preso la responsabilità di obbligare tutti a respirare dentro un oggetto di plastica, di chiudere tutti dentro casa per mesi, di mandare sul lastrico centinaia di imprenditori, ma esita a prendersi la responsabilità di obbligare le persone a fare l’unica cosa che può effettivamente salvare loro la vita: vaccinarsi. Anche questa è una cosa assurdamente grottesca.

Solo così si può uscire dall’incubo: una volta che SARS-CoV-2 sarà declassato a raffreddore avremo vinto la nostra guerra (ho notato che il parallelismo bellico piace parecchio a giornalisti e cronisti, forse aiuta ad accettare le pesantissime deprivazioni cui siamo stati sottoposti?) e potremo tornare alle nostre vite esattamente come erano prima, alle nostre vite del 2019, chi parla di era pre-COVID e post-COVID avrebbe urgente bisogno di incontrare uno specialista. Appaiono grotteschi anche i soggetti secondo cui “adattarsi al virus” significa abituarsi a portare per sempre la mascherina e a rispettare per sempre il “distanziamento interpersonale”; tali persone sono probabilmente ipocondriache conclamate o latenti, e non si rendono conto che non ci troviamo nel mezzo di un’apocallisse ma solo di un’epidemia simile a tutte altre migliaia viste nel corso della storia (l’ultima solo cento anni fa, dopo la quale il mondo tornato esattamente quello che era prima), non si capisce quindi perché mai questa dovrebbe finire il modo diverso dalle altre.

In questo siamo aiutati anche dal fatto che la nuova temutissima variante, la Omicron, in realtà si è rivelata più trasmissibile ma meno letale delle precedenti (a conferma di ciò che scrissi un anno fa). Sta avvenendo esattamente ciò che in passato è avvenuto per tutti i virus influenzali che conosciamo: si sono adattati all’ospite e sono diventati endemici. Inoltre anche noi ci adattiamo a essi, o meglio lo fa il nostro sistema immunitario dopo numerose infezioni o numerosi vaccini. L’esposizione al virus permette al sistema immunutario di imparare a combatterlo efficacemente e quindi nel tempo i sintomi da esso provocati diventano più lievi perché l’organismo non è più del tutto impreparato nei confronti dell’attacco. Ovviamente è meno pericoloso esporsi mediante vaccino piuttosto che ammalandosi, perché il vaccino permette di evitare gli effetti pericolosi della malattia.

Quindi la via è una sola: vaccino obbligatorio per tutti. Le “misure non farmacologiche” non ci faranno uscire MAI dalla pandemia e anzi faranno solo danni che sarebbero invece evitabili. Biosogna iniziare a pensare ora come e quando ne vogliamo uscire, perché da troppo tempo abbiamo smesso di pensare a programmare il futuro per preoccuparci solo ed esclusivamente del numero giornaliero di contagi.

Ivan Berdini

Zoologo e appassionato di fotografia