Ho deciso di abbandonare i social, a cominciare da Facebook

Ormai sono convinto che i social network siano strumenti diventati dannosi per la società e un rischio per il nostro futuro. Un argomento che credo valga la pena di approfondire.

Cosa sono i social network

I social network (che potremmo anche chiamare “reti sociali”, ma si sa che l’inglese fa più moderno) sono dei servizi erogati attraverso internet, nati alla fine degli anni 2000. Furono fondati per intercettare un’esigenza che all’epoca era presente nella società (anche se forse non ne era consapevole), cioè quella di mettere tutte insieme nello stesso posto le funzioni di socializzazione disponibili attraverso internet fino a quel momento, come per esempio chat, forum e bacheche.

Ho vissuto in prima persona l’alba dei social (reti sociali), quindi ricordo piuttosto bene cosa erano all’inizio. In quegli anni sorsero molte piattaforme, molte sono durate alcuni anni e poi sono svanite schiacciate o fagocitate da quella più famosa e controversa di tutte: Facebook.

La rivoluzione dei social

Inizialmente Facebook e gli altri social erano servizi nati per restare in contatto con amici e parenti attraverso una piattaforma facile da usare e a prova di cinquantenne, con cui inviare messaggi e su cui condividere le foto delle vacanze. Detto così sembra qualcosa di innocente, ma è solo apparenza.

Facebook è forse la piattaforma peggiore di tutte, perché nel tempo è riuscita anche a fagocitare vari suoi concorrenti acquistandoli, oppure a farli chiudere copiando e integrando le loro peculiarità. Sembra che il fondatore dell’azienda, Mark Zuckerberg, abbia l’ambizione di inglobare internet nella sua azienda, quasi come per prenderne il controllo. Ma Facebook fa cose ben più inquietanti, legate al suo modo di finanziarsi. Ovviamente si tratta di un’azienda ed è giusto che persegua il profitto come fine ultimo, il problema è il modo in cui lo fa.

Della galassia Facebook fanno parte anche Instagram e Whattsapp, altri due servizi molto usati. In effetti penso l’acquisto di queste due piattaforme non sarebbe dovuto essere consentito dalle autorità statunitensi, perché ha portato Facebook ad avere il quasi monopolio dei social per anni.

Il modo in cui guadagna Facebook

Facebook guadagna profilando i suoi utenti in maniera estremamente precisa, a livelli addirittura inquietanti. I suoi algoritmi raccolgono costantemente dati sugli utenti, analizzando tutta la loro attività allo scopo di tracciare un profilo che permette di inviargli annunci pubblicitari mirati.

Già questo è abbastanza inquietante, ma lo è ancora di più il modo in cui questi dati possono essere usati oltre alla profilazione pubblicitaria. Con essi si può profilare una persona anche arrivando a conoscerne sapendone orientamento politico, religioso e perfino sessuale; tutta questa conoscenza apre la strada a discriminazioni, disinformazione e sobillazione se usata male. E Facebook la usa molto male.

Per avere un’idea di quante e quali cose Facebook sappia di te, puoi fare la seguente semplice prova: segui questa guida ufficiale di Facebook e scarica una copia di tutti i tuoi dati dal loro archivio; l’azienda Meta (proprietaria di Facebook, tra poco ci arriveremo) è stata obbligata dalle leggi dell’Unione Europea (quell’istituzione che per tanti ignorantoni è inutile) ad aggiungere questa funzione ed è ottima per farsi un’idea di quanti dati abbia raccolto. Consiglio di svolgere la procedura da un computer, perché gli archivi sono molto grandi e un cellulare avrebbe grosse difficoltà nel gestirli (per una consultazione più semplice scegli il formato HTML).

Io l’ho fatto e ho trovato nell’archivio in formato ZIP delle abbastanza inquietanti, come un elenco di tutti i profili da me visitati da quando il mio esiste, oppure tutti i messaggi privati che ho scambiato con tanto di allegati che sono lì alcuni da 10 anni. Mi sembra un po’ eccessivo conservare ogni singolo byte per un tempo indefinito, anzi mi sembra assurdo.

Con quell’enorme insieme di dati Meta riesce ad avere un profilo del tutto veritiero di ognuno di noi, e tutto ciò non è illegale perché ciò è scritto nei termini di servizio e i dati sono forniti di propria spontanea volontà dagli utenti. Oltre al tracciamento totale e minuzioso all’interno del portale o dell’applicazione di Facebook, il sistema riesce a tracciarci anche nelle nostre attività fuori dal social. E qui la cosa si fa ancora più inquietante, vero?

Tutte le grandi aziende tecnologiche tracciano gli utenti e raccolgono dati su di loro attraverso la loro attività, quindi anche Amazon, Apple, Google, Microsoft e altri, ma Meta è l’unica che lo fa di mestiere e con questo livello di dettaglio.

Il disastro dei social, specialmente di Facebook

Da quando Facebook permette di condividere contenuti e da quando ha un algoritmo che permette di selezionare quali di questi mostrare agli utenti (leggasi mostrare agli utenti gli annunci degli inserzionisti che pagano di più), l’inferno ci è esploso in faccia.

Da semplici strumento per restare in contatto al prezzo di un po’ di pubblicità (perché niente è gratis, in questo mondo), i social sono diventanti un modo per proporre contenuti anche a pagamento. Il problema è la qualità di questi contenuti: notizie false o diffamatorie, bufale generiche, bufale politiche, propaganda politica, per anni sono state diffuse attraverso i social senza nessun controllo o peggio, dietro pagamento di un compenso. Questo avveniva in rete anche prima che esistessero i social, è vero, ma era necessario mettere su un sito o un forum con tutte le competenze tecniche del caso, con Facebook invece anche una scimmia può ignorante più della media può spargere le sue idiozie con pochi clic, e questo non può aver peggiorato le cose.

La libertà di espressione è un diritto fondamentale, ma ha un lato oscuro che i social ci portano a ignorare: non tutti i contenuti sono degni di essere diffusi al pubblico. In una democrazia piena è importante che ogni persona abbia la possibilità di esprimersi, ma non significa che ella abbia anche il dovere o l’obbligo di farlo, semplicemente perché non tutti i contributi sono della stessa qualità.

Il risultato è ben visibile a tutti: i social sono diventati un luogo tossico e infestato di gente poco raccomandabile, pronta a insultare chiunque solo per aver detto una parola da loro non gradita. Ci stati casi di persone fragili che si sono suicidate per gli insulti ricevuti. Oppure, è grazie alle informazioni completamente false che il Regno Unito ha lasciato l’Unione Europea, gli europei in generale si sono allontanati dall’idea di un’Europa unita e gente fuori di testa come Donald Trump è arrivata alla presidenza della maggiore potenza economica e militare della Terra. E dietro tutto questo c’è anche l’influenza di paesi ostili come la Russia, che hanno tutto da guadagnare dall’indebolimento delle nazioni europee e degli Stati Uniti.

La colpa di Facebook è di non aver mai fatto nulla per cercare di arginare tutto questo malgrado varie indagini interne avessero portato questi fatti all’attenzione dei massimi livelli dell’azienda. Si è preferito usare un algoritmo per affogare gli utenti nei contenuti tossici perché questo aumentava il coinvolgimento e quindi gli introiti. Facebook ha anche cercato di pulirsi la faccia cambiando nome in Meta il 28 Ottobre 2021, ora infatti Facebook è solo il nome di uno dei servizi controllati dall’azienda Meta Platforms Inc. Ma la sostanza non è cambiata: si tratta della stessa gente che ha messo il profitto davanti al mantenimento delle istituzioni democratiche.

Vogliamo anche aggiungere una sicurezza peggio del proverbiale colabrodo, che ha portato alla sottrazione dei dati personali di centiana di milioni di persone? Sì, aggiungiamo anche questo.

Il progetto del “metaverso”

Meta sta anche a indicare che ora Mark Zuckerberg e la sua cricca si stanno dedicando a un altro folle progetto, quello del “metaverso”. Si tratterebbe di una realtà del tutto virtuale e simulata che però potrebbe sostituire del tutto la nostra vita reale: al suo interno si potrebbe lavorare, acquistare beni, incontrare persone e fare ogni altra cosa che si fa anche nel mondo reale, solo restando seduti sul divando dentro casa propria.

Quest’idea è di una follia che ho difficoltà a descrivere, e sembra più un incubo distopico uscito da un romanzo di fantascienza di serie C.

Se c’è una cosa che l’orribile (quanto inutile) confinamento (lockdown) del 2020 mi ha insegnato, è che la vita reale e preziosa e insostituibile: camminare su un sentiero virtuale in un bosco virtuale visto attraverso uno schermo o un visore, per quanto realistico, non potrà mai sostituire l’essere davvero su quel sentiero e sentire davvero il rumore dei passi sulla ghiaia, i rumori degli animali, delle fronde degli alberi e gli odori del bosco. L’emozione di essere fisicamente in un luogo o davanti a una persona è insostituibile e fa parte della socialità che la nostra specie ha evoluto nel corso di milioni di anni.

Una simulazione artificiale, per quanto realistica, rimarrà sempre solo una cosa: finta.

Ho deciso di abbandonare i social, ecco perché

Ho deciso di abbandonarli perché non voglio più far parte di tutto ciò che ho descritto in questo articolo. Tanto l’utilizzo originario, ossia il restare in contatto con le persone, è perso da tempo ed è stato sostituito da piattaforme di intrattenimento spicciolo e senza pretese come TikTok (tra l’altro, farmi tracciare da un’azienda cinese mi mette ancora più brividi di Facebook). Facebook è diventato ormai una copia di Tiktok e semplicemente non so cosa farmene. Anche la promozione dei conteniti che pubblico su questo sito è diventata impossibile, da quando gli algoritmi di Facebook sono stati modificati per spingere quasi del tutto le pubblicazioni a pagamento; dal momento che non voglio regalare denaro a Zuckerberg, di Facebook non so cosa farmene. Inoltre sono anni che non ricevo un commento o semplicemente un messaggio privato attraverso Facebook, la cui applicazione mobile Messenger è semplicemente imbarazzante in fatto di pesantezza (occupa centinaia di Megabyte in memoria senza nessun motivo); quindi idem: di Facebook non so più cosa farmene.

Lo stesso vale per Twitter, che è leggermente meglio di Facebook ma comunque è infestato di persone sgradevoli o di politucoli che lo usano per spargere la propria propaganda faziosa. Se usato bene in realtà potrebbe anche essere uno strumento interessante, ma non ho né il tempo né la voglia di farlo; come si può notare infatti il link al profilo Twitter è stato rimosso da questo sito.

Terrò per il momento Instagram perché trovo ancora divertente pubblicare qualche fotografia ogni tanto, ma davvero dovesse diventare come Tiktok sono pronto a eliminare anche quello perché non saprei cosa farmene.

Eliminerei volentieri anche Whattsapp, ma mi rendo conto che purtroppo non si può fare dato che lo usano tutti e la sua eliminazione genererebbe indubbi problemi di ordine pratico.

I servizi che al momento mi sembrano interessanti sono YouTube (cui forse mi dovrei dedicare un po’ di più) e Telegram, che mi permette di sequire i canali cui sono interessato e avere quotidianamente una sorta di rassegna stampa personalizzata e automatica. Anche questi ultimi due servizi ovvimente hanno delle ombre, dei difetti e degli scheletri nell’armadio, ma al momento riesco a trovare loro un senso, cosa che non trovo più in Facebook.

Ci tenevo a specificare quanto sopra per dimostrare che la mia presa di posizione, per quanto netta, è ponderata e ragionevole, non un’idea sterile e granitica indotta dall’indignazione del momento.

Conclusione

Il mio profilo Facebook e quello Twitter saranno cancellati a giorni, il tempo di avvertire della cosa i contatti che voglio mantenere per migrarli su qualche altra piattaforma.

Per approfondire:

Ivan Berdini

Zoologo e appassionato di fotografia