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Viaggio nel “mistero” – OOPART

Ivan Berdini 17 Agosto 2018 9 minuti letti
1009px-NAMA_Machine_d'Anticythère_1

La buffa sigla OOPART sta per Out Of Place ARTifacts e indica tutti quegli oggetti artificiali che sembrerebbero anacronistici per l’epoca in cui sarebbero stati realizzati.

Frammento del Meccanismo di Antikythera, un cosiddetto OOPART che in realtà è uno straordinario esempio di ingegneria dell’Antica Grecia (Di Marsyas, Presunta opera propria, CC BY 2.5, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=469865)

OOPART, pseudoscienze e “mistero”

Tale sigla fu coniata dal criptozoologo Ivan Sanderson per indicare gli artefatti che secondo lui sono anacronistici, cioè impossibili da collocare nel periodo storico in cui dovrebbero essere stati prodotti in base alla datazioni.

Si tratta cioè di oggetti artificiali che cozzano con la concezione che comunemente si ha di una certa epoca storica, sembrerebbe quasi che qualcuno abbia spedito un oggetto moderno indietro nel tempo. Le leggende intorno a questi reperti però hanno dato vita a un intero filone di pseudoscienze, una disciplina che potremmo chiamare fantarcheologia.

I cultori della fantarcheologia sono persone piuttosto prive di fantasia, infatti per loro ogni (presunto) anacronismo si può spiegare semplicemente in due modi:

  • l’oggetto anacronistico (presunto tale) è stato portato sulla Terra dagli extraterrestri o da essi realizzato in loco, quindi c’entrano gli UFO e l’assurda teoria degli antichi astronauti.
  • l’oggetto anacronistico (presunto tale) è stato fabbricato dagli atlantidei, cioè dai superstiti della catastrofe che ha distrutto Atlantide.

Oltre alla scarsa fantasia, queste teorie hanno tutte un’irritante caratteristica in comune: sottovalutano la capacità di sorprenderci dei nostri antenati. Le persone che sono vissute millenni fa non erano più stupide di noi, ma avevano esattamente le noste stesse capacità intellettive, solo meno tecnologia a disposizione. Gli OOPART semmai andrebbero guardati da un altro punto di vista: non dobbiamo pensare a cosa vediamo noi in un reperto, ma cosa ci vedeva chi lo ha realizzato. Il bagaglio culturale di noi persone del XXI secolo è molto diverso da quello di un antico egizio e quindi (come vedremo tra poco) quella che a me sembra una lampadina per un antico egizio era un fiore.

In ultimo, le teorie fantastoriche ispirate dagli OOPART sono molto in voga tra i creazionisti, cioè quelle persone ignoranti e testarde che si ostinano a ignorare le scoperte scientifiche compiute negli ultimi secoli in geologia e biologia, per preferire il raccontino biblico della creazione. In questo caso non si tratta di oggetti che ricordano qualcosa di moderno a noi del XXI secolo ma di vere e proprie frodi o truffe, a volte ai danni degli stessi creazionisti che tendono a bersi un po’ tutte le frottole che sembrano andare contro l’evoluzione e a favore delle loro credenze religiose.

Esempi di OOPART

La lista dei cosiddetti OOPART è lunghissima, ma per tutti è stata trovata una spiegazione che in alcuni casi è anche incredibilmente banale. Vediamo alcuni esempi famosi e interessanti.

Il meccanismo di Antikythera

Ricostruzione del meccanismo di Antikythera (Di Marsyas, Presunta opera propria, CC BY 2.5, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=469865)

Nel 1900 alcuni perscatori di spugne dovettero rifugiarsi sull’isola greca di Anticitera (in greco Antikythera) per sfuggire a una tempesta. Prima di andarsene, decisero di provare a immergersi per pescare qualcos’altro e trovarono il relitto di una nave romana naufragata più o meno nel I secolo a.C.

Il carico della nave comprendeva oggetti preziosi di vario genere, statue di marmo e bronzo, e un oggetto misterioso composto da ruote dentate di bronzo. Ci vollero decenni di studio per capire quanto straordinario fosse quel meccanismo: la complessa serie di ruote dentate permetteva al congegno di mostrare sui quadranti la posizione del Sole e della Luna all’interno dello zodiaco. Si tratta in pratica del primo calcolatore meccanico di cui si abbia notizia, ancora più straordinario se pensiamo che il primo orologio meccanico fu inventato in Europa circa 1.000 anni dopo la costruzione del meccanismo.

Per spiegare questo oggetto non serve tirare in ballo gli alieni, semplicemente bisogna prendere atto che le conoscenze astronomiche e meccaniche degli antichi greci fossero più avanzate di quanto ritenuto finora. Però l’origine greca rimane perfettamente plausibile e di certo meno difficile da credere rispetto all’origine aliena. Qui per approfondire.

La pila di Baghdad e le lampade di Dendera

La “pila” di Baghdad è un oggetto che fu trovato in uno scavo archeologico condotto nel 1936 vicino Baghdad. Si tratta di un piccolo vaso di argilla, all’interno del quale si trovava un cilindro cavo di rame che a sua volta ospitava una barra di ferro. Il tutto era sigillato da un tappo di bitume. Il reperto risale al I secolo a.C. In effetti ha una certa somiglianza con una moderna pila, cioè un dispositivo elettrochimico che produce elettricità.

Secondo i fan della fantarcheologia gli antichi abitanti della mesopotamia erano capaci di produrre delle pile per fare varie cose, tra cui illuminazione elettrica e placcatura galvanica in oro di oggetti metallici. Il problema è che i fan non dovevano essere molto bravi in fisica e chimica ai tempi delle scuole. Ferro e rame non sono decisamente i metalli migliori per produrre una pila di quel tipo, a meno di non usare acidi molto forti che di certo non potevano essere disponibili nell’antica Mesopotamia. Questi ipotetici dispositivi avrebbero potuto generare una tensione minima per pochi minuti, quindi sarebbe stato necessario metterne in serie svariate centinaia solo per accendere una lampadine per meno di 5 minuti. Sembra un sistema decisamente scomodo. Inoltre non è mai stato trovato nulla di neanche lontanamente simile a un filo conduttore (indispensabile per mettere in serie le pile) e nessun oggetto placcato in oro tra gli scavi archeologici iracheni.

Molto probabilmente la “pila” era solo un contenitore per papiri sacri, che spesso contenevano metalli diversi per motivi rituali.

Un dettaglio del bassorilievo di Dendera, di vede bene la cosiddetta “lampada” (Di Rowan – Opera propria, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2070460)

Collegate alla “pila” di Baghdad sono le “lampade” di Dendera. Si tratta di un bassorilievo presente nel tempio di Dendera, in Egitto.

In effetti l’oggetto visibile qui a destra sembra proprio una lampadina elettrica con tanto di filamento interno e di cavo di alimentazione. Peccato che un filamento simile richiederebbe forse migliaia di pile di per essere acceso. E probabilmente la lampada esploderebbe.

In realtà si tratta di un fiore di loto con dentro un serpente, un sibolo religioso dell’antico Egitto.

Qui per approfondire la pila di Baghdad, qui invece per le lampade di Dendera.

Il geode di Coso

Questo oggetto dal nome curioso fu trovato sul massiccio di Coso, in California, nel  1961. Inizialmente gli scopritori credevano di trovarsi di fronte a un normalissimo geode, esattamente come gli altri che avevano trovato. Ma cercando di aprirlo si accorsero delle differenze: invece di una cavità piena di cristalli, il “geode” era pieno di un materiale bianco e duro simile alla ceramica, con una barretta metallica esattamente al centro. Intorno allo strato di ceramica ce ne era un altro di rame corroso. Sulla base delle conchiglie fossili presenti sulla superficie esterna, l’origine dell’oggetto è stata datata intorno a 500.000 anni fa. Tuttavia non è nota l’identità del geologo che ha fornito la datazione, prima stranezza.

Il “geode” tagliato in due (da https://www.cicap.org/n/articolo.php?id=101536)

Uno “studioso” creazionista ha sottoposto il reperto ai raggi X, scoprendo che la sua forma ricordava molto una candela di un motore a benzina. Quindi l’orgine dell’oggetto era ormai chiara: si doveva trattare sicuramente di una candela che si trovava nei motori di un’antica civiltà sconosciuta, esistita 500.000 anni fa.

Seconda stranezza: i creazionisti sono convinti che il mondo sia stato creato circa 6.000 anni fa, come sembra suggerire il racconto biblico della creazione. Il fatto che un oggetto datato 500.000 non possa esistere nella loro visione del mondo non li scorraggia a cercare di venderli come le prove del fatto che l’evoluzione e l’origine dell’Homo sapiens ormai accertate dalla Scienza siano false. Già solo questa considerazione pone molti dubbi sull’obbiettività o l’effettiva buona fede dei creazionisti.

Aggiungiamo una quarta stranezza: di questo manufatto si sono completamente perse le tracce, non si trova più da nessuna parte. Ed è molto strano, perché un manufatto che riscrive l’evoluzione umana dovrebbe fare bella mostra di sé in una teca blindata dentro qualche museo, non scomparire nel nulla.

La soluzione del mistero fu fornita da un’associazione americana chiamata The Spark Plug Collectors che riunisce tutti i collezionisti di candele per motori a combustione (la gente colleziona veramente di tutto ndr). Gli esperti dell’associazione identificarono esattamente il modello di candela dalle radiografie: si trattava di una Champion degli anni ’20 del XX secolo, senza ombra di dubbio dal momento che ne possedevano diversi esemplari identici.

Morale della favola: l’incredibile manufatto che avrebbe dovuto riscrivere la storia dell’evoluzione umana era solo una candela di un motore degli anni ’20 (probabilmente appartenuto a qualche mezzo minerario che effettuava operazioni estrattive nell’area del ritrovamento) che era incrostato di fango secco. Sì, perché tra l’altro lo strato esterno non aveva nessuna delle caratteristiche dei geodi ma (come si vede un po’ anche dalla foto) è solo costituito di argilla secca. Questa storia, a mio avviso, è una dimostrazione di quanto siano cialtroni i creazionisti. Qui per approfondire la storia di questo “reperto”.

Conclusioni

L’elenco degli OOPART è pressoché infinito, io qui mi sono limitato a presentare qualche caso secondo me significativo. Che conclusioni possiamo trarre da queste storie?

Innanzitutto dovremmo smettere di considerare stupidi i nostri antenati: avevano la nostra stessa intellgenza, solo meno tecnologia, e sono riusciti a creare cose incredibili con i scarsi mezzi a loro disposizione e questo li rende ancora più straordinari. Anzi, pensare che cose come le piramidi di Giza siano state costruite con l’aiuto degli alieni è un’offesa alle persone che compirono quelle straordinarie imprese. Il problema in realtà è nostro: siamo talmente abituati alla tecnologia della nostra epoca che non siamo più in grado di immaginare tecniche più semplici per raggiungere grandi risultati, ma ciò non significa che siano impossibili da realizzare.

In secondo luogo queste storie ci insegnano che non esiste una “scienza ufficiale” e una “alternativa”, ma solo una scienza e la cialtronaggine. Di solito chi fornisce spiegazioni “alternative” non è una persona competente e tende a produrre teorie basate sui suoi preconcetti invece che sui fatti (sempre che sia in buonafede, perché non è raro che gli “alternativi” spaccino bufale a scopo di lucro).

Come al solito rimestare nel torbido è divertente, a patto di farlo nei luoghi giusti. Per saperne di più sugli OOPART consiglio questo link che porta al sito di QueryOnline, la rivista del CICAP.

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Ivan Berdini

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Zoologo e appassionato di fotografia. Sviluppatore per necessità

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