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‘Oumuamua, il visitatore dallo spazio profondo

Ivan Berdini 10 Gennaio 2018 5 minuti letti
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Il 2017 è finito col botto, astronomicamente parlando, grazie alla scoperta dell’asteroide ‘Oumuamua: per la prima volta nella storia è stato scoperto e osservato un oggetto proveniente dallo spazio profondo.

Che cos’è ‘Oumuamua

Il 19 ottobre 2017 il telescopio Pan-STARSS delle Hawaii ha osservato un puntino luminoso che si muoveva molto velocemente. Come al solito è stata calcolata l’orbita dell’oggetto ed è a questo punto che è avvenuta la scoperta che ha lasciato sbigottiti gli astronomi.

I calcoli dimostravano senza ombra di dubbio che l’orbita di ‘Oumuamua proveniva dall’esterno del Sistema Solare. La conclusione poteva essere una sola: ‘Oumuamua è un oggetto interstellare che proviene dallo spazio profondo. Pertanto l’oggetto è stato classificato come 1I/2017 U1 (’Oumuamua), dove la “I” sta per Interstellar, proprio a rimarcare che si tratta del primo oggetto interstellare scoperto. La parola ‘Oumuamua viene dalla lingua dei nativi delle Hawaii e significa “messaggero”.

Il Very Large Telescope dell’ESO è stato subito attivato per carpire più informazioni possibile sull’asteroide, prima che scomparisse alla vista a causa dell’alta velocità. Per attraversare un sistema e passare così vicino alla sua stella senza esserne catturati dalla gravità è necessaria una velocità elevatissima, che in questo caso è di circa 185.000 chilometri orari.

Caratteristiche di ‘Oumuamua

Animazione che mostra la traiettoria dell’asteroide interstellare ‘Oumuamua (By NASA – https://www.nasa.gov/feature/jpl/small-asteroid-or-comet-visits-from-beyond-the-solar-system, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=64030370)

L’asteroide interstellare ha delle caratterische molto particolari, prime fra tutti la forma piuttosto bizzarra. Circa 800 metri di lunchezza per appena 80 metri circa di diametro, che gli conferiscono una bizzarra forma allungata. Ruota su sé stesso in poco più di 7 ore.

Se la forma è strana, la sua composizione non è da meno. All’inizio era stato ipotizzato che fosse fatto di un materiale denso come roccia o metallo, ma si è scoperto che invece è formato in gran parte di ghiaccio, con presenza di polvere di roccia e composti organici. Proprio questi ultimi formano uno strato duro e compatto sulla superficie esterna di ‘Oumuamua, conferendogli una colorazione scura e rossastra.

Proprio lo strato esterno ha permesso all’esoasteroide di compiere il suo incredibile viaggio nello spazio profondo, costituendo una protezione dai raggi cosmici che nel tempo avrebbero fatto evaporare il nucleo ghiacciato, distruggendolo.

Da dove proviene ‘Oumuamua?

In realtà nessuno lo sa, l’unica cosa certa è che arriva da fuori il Sistema Solare. Sappiamo solo che proviene dalla direzione in cui oggi si trova la stella Vega, ma con ogni probabilità non è la sua origine visto che la posizione delle stelle cambia nel corso del tempo, man mano che percorrono la loro orbita intorno al centro della galassia.

‘Oumuamua si è formato presumibilmente milioni di anni fa intorno a una stella ignota ed è stato scagliato via alla sua orbita da un evento locale. Per chissà quanti milioni di anni ha vagato nello spazio profondo, passando vicino ad altre stelle e acquisendo sempre più velocità fino ad attraversare il “cortile di casa nostra”. Il suo viaggio continuerà allo stasso modo una volta oltrepassato il Sistema Solare, per un tempo indefinibile.

Perché è una scoperta importante?

Semplicemente perché prima d’ora non era mai stato osservato così da vicino un oggetto di origine extrasolare, sebbene gli astronomi stimino che almeno un esoasteroide all’anno attraversi il nostro sistema. Sono estremamente improbabilli da vedere a causa della loro velocità e delle loro ridotte dimensioni. Per questo motivo si possono osservare solo se passano molto vicino a una stella, come è accaduto in questo caso.

E poi costituisce la prova dell’esistenza di simili oggetti, che altrimenti sarebbe rimasta solo una possibilità teorica.

Non possiamo sapere quali sistemi ‘Oumuamua abbia visitato, per quanto abbia viaggiato e di quali fenomeni incredibili sia stato testimone. Purtroppo è impossibile raggiungerlo con una sonda per analizzarne da vicino la composizione, data l’elevatissima velocità cui viaggia che è semplicemente fuori dalla nostra portata. Chissà quali segreti avrebbe potuto svelarci questo messaggero delle stelle.

‘Oumuamua come sonda aliena

Concludiamo con una curiosità: sebbene la possibilità fosse incredibilmente remota, tando da rasentare l’impossibile, il SETI ha eseguito dei test per assicurarsi che non si trattasse di una sonda aliena. Purtroppo gli esiti sono stati negativi: ‘Oumuamua non emette alcun tipo di segnale radio o di energia elettromagnetica, si tratta solo di un sasso alla deriva nello spazio.

Non so quando e soprattutto se verranno scoperte forme di vita extraterresti, so solo che forse l’esoasteroide ‘Oumuamua potrebbe avere la risposta a tutte le nostre domande. Peccato che abbia deciso di tenere per sé i suoi segreti, allontanandosi alla Terra ad altissima velocità verso le profondità del cosmo.

Approfondimenti:

  • Ecco il primo esoasteroide nel Sistema solare
  • ’Oumuamua: cuore di ghiaccio sotto la roccia
  • ‘Oumuamua, il primo asteroide extrasolare
  • Detrito galattico o sonda aliena? ‘Oumuamua sotto la lente di SETI
  • Lo schermo “organico” che protegge ‘Oumuamua

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Ivan Berdini

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Zoologo e appassionato di fotografia. Sviluppatore per necessità

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