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Andare nello spazio equivale a sprecare soldi?

Ivan Berdini 15 Novembre 2014 3 minuti letti
Comet_67P_on_19_September_2014_NavCam_mosaic

Il 12 novembre 2014 la sonda dell’ESA (European Space Agency) chiamata Rosetta è scesa con successo su una cometa. Per meglio dire, il lander Philae trasportato da Rosetta è sceso sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko.

Comet_67P_on_19_September_2014_NavCam_mosaic
Fotografia della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko (Di ESA/Rosetta/NAVCAM, CC BY-SA IGO 3.0, CC BY-SA 3.0-igo, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=36603034)

La missione

Questa impresa è il frutto di ben venticinque anni di preparazione e 1,4 miliardi di Euro. L’importanza dell’evento è enorme, secondo solo alle missioni Apollo e il perché è presto detto: prima d’ora le sonde erano atterrate solo su alcuni pianeti del Sistema Solare e su qualche loro satellite (la Luna e Titano, satellite di Saturno), mai nessuno oggetto artificiale è sceso su una cometa e quindi mai nessuno aveva mai potuto confermare le numerose ipotesi che erano state formulate riguardo le comete, per esempio sulla loro composizione chimica. Inoltre bisogna dire che il nostro Paese è sempre in prima linea nel campo della ricerca spaziale e molti strumenti che hanno compiuto scoperte storiche sono stati forniti da enti italiani, che pur essendo cronicamente privi di fondi riescono ancora a primeggiare.

Perché si fa ricerca?

Eppure da più parti si sono levate domande come: “che senso ha mandare oggetti nello spazio? Costa troppo e non porta a nulla!”. A mio avviso pensieri simili sono la dimostrazione del cinismo che permea l’epoca in cui viviamo, nella quale si è persa la capacità di ammirare le cose belle. Sì, le cose belle: perché una sonda costruita e lanciata grazie alla collaborazione delle stesse nazioni che pochi decenni fa hanno cercato di annientarsi è una cosa straordinaria!

Ma oltre a questo, ci sono due motivi per cui si fa ricerca (lo stesso discorso vale per tutti i campi, non solo per l’astronomia):

  1. si fa ricerca perché essere curiosi è nella nostra natura di esseri umani;
  2. si fa ricerca perché non si sa mai che applicazioni possano avere le scoperte.

Il secondo motivo è forse il più importante: una scoperta che sembra inutile oggi potrebbe cambiare il mondo tra qualche decennio. Un ottimo esempio sono le radiazioni e gli isotopi radioattivi:quando vennero scoperti, nel XIX secolo, si credeva che fossero fenomeni curiosi ma inutili o addiruttura pericolosi. Oggi gli isotopi e le radiazioni ionizzanti hanno importanti applicazioni in campo medico. In pratica, mentre si cerca di chiarire un qualcosa si fanno molte scoperte collaterali che possono avere un grande impatto sulla nostra società. Gli esempi sono potenzialmente infiniti!

Le polemiche in dettaglio

Eppure c’è gente secondo cui non bisogna fare ricerca per non rovinare il fascino delle cose, un esempio è questo assurdo servizio del TG4, in cui il giornalista Buffa dice «E’ stato speso più di un miliardo di Euro per rovinare il fascino di questi astri, svelando che somigliano ai sassi». Domanda: sapere che il nucleo di una cometa è una massa di roccia e ghiaccio rovina forse la bellezza della sua coda? Devo quindi dedurre la conoscenza del fatto che il Sole sia una stella medio-piccola ne rovini il fascino? E’ un discorso che non ha il minimo senso, è del tutto assurdo e degno della peggiore ignoranza.

Ma lascio la parola ad altri due articoli che ho trovato e che spiegano molto bene perché la posizione di Buffa (e molti altri) sia assurda, non avrei saputo esprimermi meglio: primo articolo e secondo articolo.

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Ivan Berdini

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