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L’eredità genetica del neanderthal

Ivan Berdini 13 Settembre 2017 4 minuti letti
720px-Skeleton_and_restoration_model_of_Neanderthal_La_Ferrassie_1

Nella nostra specie esistono dei geni acquisiti dal neanderthal per mezzo di un’ibridazione avvenuta millenni fa. Questi geni hanno dato dei vantaggi ad alcune popolazioni, ma sono anche correlati con alcune malattie.

Scheletro di Homo neandethalensis e sua ricostruzione (By Photaro – Own work, CC BY-SA 3.0,

L’uomo di Neanderthal, o meglio Homo neanderthalensis, ha sempre un grande fascino perché rappresenta un’umanità perduta, così vicina nel tempo eppure così sconosciuta. Durante l’ultima glaciazione, quando l’Europa era un regno freddo e ghiacciato, i neanderthal prosperavano nel nostro continente e in Asia, mentre l’Homo sapiens era ancora relegato in Africa. Questo nostro “cugino” è vissuto tra 130.000 e 22.000 anni fa, un’epoca in cui la Terra era abitata da ben due diverse umanità.

L’estinzione

I neanderthal hanno dominato l’Europa per millenni, poi sono scomparsi. Il motivo esatto non è noto, ma è probabile che sia implicato l’Homo sapiens che è giunto in Europa dall’Africa intorno 40.000 anni fa. Non bisogna però immaginare i nostri antenati che danno una caccia spietata ai neanderthal fino all’estinzione, perché non esistono prove che ciò sia avvenuto.

Ovviamente è molto probabile che siano avvenuti degli scontri tra gruppi appartenenti alle due specie, ma le prove paleoantropoloche a nostra disposizione dimostrano che la questione è molto più complessa. L’industria litica (la produzione di utensili in pietra scheggiata) del sapiens è molto più avanzata di quella neanderthaliana, questo aspetto ha certamente dato ai nostri antenati un vantaggio nella competizione per le risorse, ma ci sono prove anche di contatti tra le due specie: l’industria litica neanderthalina mostra un netto avanzamento tencologico proprio in seguito all’arrivo del sapiens in Europa.

L’ibridazione

Ricerche compiute sui geni delle popolazioni europee indicano che possiedono circa il 20% dei geni neanderthaliani, anche se nel singolo individuo si arriva massimo al 3%. È certo che almeno una parte della popolazione di Homo neanderthalensis sia stata assorbita in quella dei sapiens europei nel corso del tempo, per mezzo di ibridazione. Le popolazioni africane invece non possiedono geni neanderthaliani, ciò significa che l’ibridazione è avvenuta dopo la migrazione chiamata out of Africa II.

Differenze tra gli scheletri di Homo sapiens e Homo neanderthalensis (By Marcellin Boule (1861-1942) – L’homme fossile de La-Chapelle-aux-Saints (1912), p. 232-233., Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=60005085)

Il DNA dei neanderthal è stato ottenuto con strumentazioni molto precise analizzando alcuni resti, ciò è stato possibile perché i reperti dei neanderthal sono troppo recenti per fossilizzarsi e quindi possono conservare piccole tracce di DNA. Studiando molti reperti è stato possibile ricostruire il genoma completo di Homo neanderthalensis.

L’ibridazione tra specie diverse pone diversi problemi, primo fra tutti la sterilità degli ibridi. Se le specie sono molto vicine però si può verificare una sterilità parziale, in cui solo uno dei due sessi è sterile. Il caso sembra proprio questo: una ricerca pubblicata sul The American Journal of Human Genetics indica che i geni del cromosoma Y neanderthaliano sono del tutto assenti nella nostra specie.

Esattamente non è possibile sapere cosa sia accaduto, ma la scomparsa del cromosoma Y significa che ci doveva essere qualche problema con i maschi ibridi, dato che tale cromosoma si trasmette solo per via paterna. Certamente i maschi ibridi avevano una fertilità ridotta, le femmine invece no ed è grazie a loro che alcuni geni neanderthaliani sono stati fissati nelle popolazioni euroasiatiche dei sapiens moderni.

I vantaggi dei geni neanderthaliani

La parte di patrimonoio genetico che la nostra specie ha ereditato dall’incrocio col neanderthal è sopravvissuto fino a oggi, questo significa che quei geni devono aver dato alle popolazioni euroasiatiche qualche vantaggio adattivo.

La riposta è arrivata studiando il genoma delle popolazioni Inuit, che vivono tra i ghiacci perenni dell’Artico: i geni neanderthaliani hanno dato i nostri antenati la capacità di adattarsi al freddo. Homo sapiens infatti è una specie originaria di una regione, l’Africa sub-sahariana, che è calda e arida e quindi molto diversa dagli ambienti gelati dell’Europa in pieno periodo glaciale. L’effetto dei geni neanderthaliani ha quindi dato agli antichi europei la capacità di adattarsi con successo a nuovi ambienti, aumentando probabilmente la loro capacità di competere con l’Homo neanderthalensis.

La “maledizione” del neanderthal

Tuttavia il genoma neanderthaliano ha un lato oscuro, che provoca effetti anche molto seri sulla nostra salute. Una ricerca pubblicata su Cell ha scoperto che la presenza di geni neanderthaliani è correlato con l’aumento di probabilità di sviluppare alcune patologie e alcuni disturbi di tipo psichiatrico. In particolare è stata osservata una correlazione con la fibrosi cistica e le malattie autoimmuni come il lupus. Tra i disturbi psichiatrici troviamo invece i disturbi ossessivo compulsivi e la depressione, ma sono correlati anche all’autismo e alla dipendenza da nicotina.

Insomma sembra che i vantaggi adattativi acquisiti grazie all’ibridazione con neanderthal abbiano un prezzo che stiamo ancora pagando dopo migliaia di anni.

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Ivan Berdini

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Zoologo e appassionato di fotografia. Sviluppatore per necessità

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