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L’effetto loto

Ivan Berdini 5 Luglio 2016 3 minuti letti
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Il loto (Nelumbo nucifera) è una pianta tipica dell’Asia meridionale. Si tratta di una specia acquatica, che radica nei fondali fangosi di stagni o corsi d’acqua in punti dove la corrente è molto debole.

Caratteristiche del loto

Sebbene possa somigliare a una ninfea, in realtà appartiene a una famiglia diversa e la somiglianza è dovura al fatto che vivano in ambienti simili (convergenza evolutiva). Le foglie del loto crescono dal fondo e arrivano alla superficie dell’acqua, dove galleggiano per qualche tempo. Contrariamente alle ninfee, le foglie poi si erigono e assumono una forma a coppa. Anche i fiori si erigono fuori dall’acqua e sono caratterizzati da un minor numero di petali rispetto a quelli dei fiori di ninfea. Per un confronto rimando all’articolo sulle ninfee giganti che ho pubblicato lo scorso anno.

L’effetto loto

Per effetto loto si intende una paricolare proprietà delle foglie e dei fiori di Nelumbo nucifera: sono fortemente idrofobiche, tanto che è impossibile bagnarle! Se non ci credete guardate questo brevissimo video che ho girato io stesso presso l’Orto Botanico di Roma:

Non è sorprendente? L’acqua scivola via e non bagna minimamente la foglia, persino le gocce più piccole rotolano via.

Questo è possibile grazie alla particolare struttura della superficie delle foglie, che sono ricoperte da microscopici cristalli di una cera che formano dei piccolissimi “spuntoni” che costringono l’acqua a restare “sospesa” sulla propria tensione superficiale. Non potendo aderire alla superficie, le gocce d’acqua scivolano via dalla foglia portando via con sé ogni cosa si trovino davanti.

Questa proprietà fortemente idrofobica serve alla pianta per pulire le proprie foglie dai detriti vegetali galleggianti e dal fango che si potrebbero accumulare su di esse. Infatti visto l’ambiente in cui viva la N. nucifera la probabilità di sporcarsi le foglie è molto elevata e quindi è anche molto elevata la probabilità di vedere notevolmente diminuita la propria capacità fotosintetica, quindi l’evoluzione ha risposto con lo sviluppo di una superficie fortemente idrofoba per tenere pulite le foglie.

Possibili applicazioni dell’effetto loto

Usando materiali come il grafene è possibile sviluppare dei film da applicare alle superfici per renderle a “effetto loto”, questo dovrebbe consentire una più facile pulizia o conferire l’impossibilità di sporcarsi, per esempio dei pantaloni ricoperti con tale film non si sporcherebbero di caffé perché quello inavvertitamente versato scorrerebbe via fino al pavimento. Inoltre sono allo studio alcuni materiali che permettono di passare a comando (mediate carica elettrica) dall’idrofobia all’idrofilia, quindi possono bagnarsi a comando. Insomma le applicazioni dell’effetto loto sono limitate solo dalla fantasia.

Concludo con qualche foto scattata da me all’Orto Botanico di Roma:

Informazioni sull'autore

Ivan Berdini

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Zoologo e appassionato di fotografia. Sviluppatore per necessità

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